Gli aiuti immediati non bastano per ripartire

di Giuseppe Roma.
Mentre infuria la battaglia sul Next Generation Italia e in tanti criticano il nostro modo di programmare gli investimenti futuri, in Francia è stata effettuata una prima valutazione sugli interventi dei mesi passati per l’emergenza Covid-19 nelle più importanti economie europee. Il Consiglio nazionale della produttività, che opera presso il primo ministro francese, ha diffuso nei giorni scorsi un’analisi comparativa sui provvedimenti emanati dai diversi Paesi (aggiornati a novembre scorso). Per le misure di aiuto e rilancio la Spagna ha impegnato l’11,1% del suo Pil, la Germania l’8,4%, la Francia il 7,6%, l’Italia poco meno del 4%. La differenza macroscopica è data, tuttavia, dalla logica di impiego di queste risorse. Nel caso italiano, infatti, la totalità della spesa ha riguardato aiuti e ristori a persone o imprese, mentre la quota di aiuti immediati scende al 71% in Germania, al 49% in Spagna e al 40% in Francia, essendo destinata la quota restante a iniziative per il rilancio. In questi ultimi Paesi la spesa pubblica è stata utilizzata, quindi, in modo significativo nella riallocazione e nel riorientamento di imprese e lavoratori per incrementare la competitività e la sostenibilità ambientale a medio termine.

Non è certo un bel segnale per il futuro e per le logiche che rischiano di contaminare anche il nostro risolutivo Piano di ripresa e resilienza, in bilico fra assistenza e ripartenza. Per quanto si possano incolpare governo, classe politica o sistema dei partiti, dobbiamo riconoscere che nel dna della politica italiana sono ormai sbiadite le tracce di un passo lungo nel definire azioni e realizzare investimenti. Basti ricordare il fallimento dei tentativi di programmazione dei La Malfa, Saraceno, Giolitti e Ruffolo ormai quasi sessant’anni fa. Al contrario, ancora oggi il governo francese dispone di France Strategie che, sulla scia del Commissariat du Plan istituito nel 1946, è il luogo di elaborazione continua di idee e proposte. Noi preferiamo l’estemporaneo mercanteggiare, l’intervento d’emergenza, la regalia di Stato. Un gioco, però, sempre più pericoloso in quanto deresponsabilizza i cittadini e ne fa crescere le aspettative, che difficilmente saranno onorate.

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