E’ il turismo il settore più colpito

di Giuseppe Roma.

Il mondo globale ha subito un infarto e a pagarne le conseguenze più negative è quell’economia del turismo che per vent’anni ha registrato una crescita costante fino ad arrivare nel 2019 a spostare 1,5 miliardi di viaggiatori cross border. Ne sa qualcosa la Hertz, il più importante operatore internazionale di autonoleggio, dal 22 maggio sotto Chapter 11 (amministrazione controllata) in Usa e Canada. A causa della pandemia le previsioni dell’UNWTO per il 2020 indicano una perdita fra il 58 e il 78% degli arrivi internazionali, riportandoci a un valore parecchio inferiore ai 640milioni di turisti di vent’anni fa. L’impatto sul nostro paese rischia di essere rovinoso visto che metà del mercato turistico nazionale è dovuto alla presenza di stranieri, con 220 milioni di pernottamenti contro 215 milioni degli italiani. Nel 2019, poi, la spesa turistica dall’estero è stata di 44 miliardi, mentre gli italiani hanno impegnato fuori d’Italia 27 miliardi. Anche col recupero parziale di queste risorse promuovendo le destinazioni nazionali, il calo del fatturato resterebbe importante.

Ci preoccupiamo giustamente di riaprire ristoranti e stabilimenti balneari, ma senza un adeguato sostegno, oltre a musei e aree archeologiche, alle numerose attrazioni esistenti (fiere, crociere, parchi a tema, eventi etc.) vengono a mancare, nell’economia locale, interi segmenti produttivi e opportunità di lavoro. Pochi stranieri, domanda interna incerta, mancato sostegno ai poli d’attrazione privata, secondo stime autorevoli potrebbero far perdere al settore fino al 60% del valore aggiunto, e quindi una parte consistente – se non prevalente – del previsto arretramento del Pil 2020 (-9%). Ora, un razionale intervento di rilancio dovrebbe tener conto dei settori dove le perdite sono maggiori, e più probabili i rischi di una lunga recessione. Il DL 34/2020, quello dei 55 miliardi, destina al turismo quasi esclusivamente un tax credit vacanze per 1,7 miliardi. Il bonus può costituire un utile incentivo per un ceto popolare provato, anche economicamente, dal lockdown, tuttavia allo stato non sembra determinante per i bilanci delle strutture ricettive e non ha effetti su tour operator e strutture complementari. Infastiditi dall’ affollamento delle città d’arte, dalle navi in laguna o dal diffondersi degli air b&b, politica e classi dirigenti hanno da sempre sottovalutato l’apporto del turismo a Pil e occupazione. Bisognerebbe dunque utilizzare questo forzato stop per riqualificare la nostra offerta, accrescere gli investimenti nel segno della sostenibilità e formare adeguate professionalità. Più risorse e una visione strategica all’insegna della qualità potrebbero meglio fronteggiare l’emergenza preparando una duratura rinascita.

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