L’Italia del 2019, alcuni punti fermi (o quasi)

di Giuseppe Roma

E’ sempre più difficile fare previsioni, anche a breve termine, vista la rapidità con cui possono variare le condizioni di contesto generale che, in un mondo ormai interconnesso, influiscono significativamente sull’evoluzione dei singoli paesi. In particolare nell’ambito europeo il 2019 si presenta come un anno ricco di eventi (Brexit, elezioni europee, rallentamento generale dell’economia internazionale, fine degli interventi della Banca Europea, guerra dei dazi) che di per sé accrescono il clima di incertezza. E’ utile, per questo, evidenziare i punti fermi che caratterizzano l’Italia e la loro prevedibile evoluzione nel 2019.
Il capitale umano in tendenziale riduzione. Le persone costituiscono la risorsa principale di ogni nazione. Il 2019 è un anno significativo per la stessa consistenza demografica italiana, la popolazione resterà stabile rispetto all’anno trascorso bloccata su 60,6 milioni di residenti (eravamo 57 milioni nel 1999 e 59 nel 2009) ma dall’anno successivo inizierà a decrescere e all’orizzonte del 2025 avremo perso oltre 350mila residenti. E’ il, Sud a perdere abitanti già nel 2019, compensati dalla crescita del Centro-Nord ma negli anni successivi diminuiranno i residenti anche nel Centro Nord. Nasceranno meno figli per un basso tasso di natalità e una riduzione delle donne della sfascia d’età potenzialmente fertile. Anche quest’anno crescerà l’incidenza degli ultra sessantacinquenni (dal 22,7% al 23%) che nel 2025 rappresenteranno un quarto della popolazione. La speranza di vita si allungherà, nel 2019, di 2 mesi e mezzo. Progressivamente fino al 2025 i maschi guadagneranno 1 anno di vita in più (da 81 a 82 anni)e le donne oltre un anno passando da 85,3 a 86,4.
Con meno bambini e giovani, e una popolazione più anziana si conferma con ancor più forza nel 2019 la stagnazione demografica del nostro paese, che incide pesantemente sui costi del welfare.
Restiamo una grande economia. Nonostante i ritardi e le crisi produttive, unitamente all’avanzamento dei paesi emergenti l’Italia resta fra le prime dieci economie dl mondo e anche nel 2019 si collocherà fra 8° e 9° posto a secondo dei risultati del Brasile suo diretto concorrente. Non dovremmo, almeno nel 2019, perdere posizioni visto che i paesi che seguono (Canada, Russia e Sud Corea) sono abbastanza distanziati.
Almeno di shock internazionali, tutti i principali modelli di previsione (Ocse, Eurostat, Banca Mondiale) pronosticano per il 2019 una, seppur debole, crescita della nostra economia con un incremento del Pil fra 0,8% e 1,2%. A questi ritmi per raggiungere i livelli produttivi del 2008 avremo bisogno ancora di 3-4 anni. Un primato italiano è dato dalle sue tecnologie che collocano la nostra industria (con 300 miliardi di €) al secondo posto dopo la Germania (773 miliardi) e prima della Francia (285 miliardi). Questa leadership nel 2019 è a rischio in quanto sono presenti segnali di rallentamento sia in termini di ordini che di investimenti. Una conseguenza che potrebbe pesare anche sulle nostre esportazioni, da diversi anni in continua crescita. Teniamo conto che l’Italia detiene il 6,2% del mercato mondiale dei macchinari, il 10,5% dei prodotti in metallo, il 4% nell’alimentare, il 6% tessile, abbigliamento, cuoio, 6,8% del design e mobilio,4,2% gioielleria e che esportiamo 47 miliardi di euro in più di quanto importiamo. Continuerà invece la rilevante espansione del settore turistico che nel 2017 ha registrato 427 milioni di presenze di cui 212 milioni provenienti dall’estero, in particolare i viaggiatori stranieri si prevede aumenteranno nel 2019 del 3-4% con un incremento di oltre 2 miliardi nella spesa turistica.
Lavoro e redditi. Gli occupati dal 2015 al primo semestre del 2018 sono passati da 22,5 milioni a 23,2 milioni, tuttavia il tasso d’occupazione con il 58% è il più basso d’Europa dopo la Grecia (53,5 %). Per arrivare al livello francese dovremmo accrescere gli occupati di 2,7 milioni, per arrivare alla media europea del 67,7% di 3,8 milioni.
Il reddito delle famiglie italiane resta ancora, nella media, lontano da quello degli altri grandi paesi europei: oltre il 20% in meno di Germania, Francia e Regno Unito. Nel 2016, inoltre, era ancora inferiore dell’11% al periodo antecedente alla crisi del 2008.
Televisone regina della comunicazione, ma avanzano i new media. Anche nel 2019 la televisione si riconferma il principale strumento di comunicazione utilizzato dal 94% della popolazione italiana. Cresce il suo ruolo anche nell’informazione in quanto la usa per tale finalità, ogni giorno l’83% degli italiani, internet il 66% i social media il 47% e la radio il 40%. E’ prevedibile che i social media abbiano un’ulteriore espansione visto che dal 2015 hanno coinvolto ogni anno il 10% in più di utenti.

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