Frane e condoni, la storia si ripete … ma non insegna a rispettare il territorio

di Giuseppe Roma

E’ bastata un’immagine, la foto dell’abitato di Niscemi sull’orlo del precipizio, per portare in
prima pagina un nuovo episodio della lunga serie di dissesti idrogeologici che flagellano il
nostro paese. C’è da scommettere che, anche questa volta, passato l’effetto impressivo
dell’evento calamitoso, poco cambierà nella gestione del territorio e nei modi con cui una
parte significativa di noi italiani concepisce l’edificazione e la proprietà della casa. I disastri
ambientali continuano a essere gestiti come episodi, mentre sappiamo – e lo ripetiamo
ogni volta- l’Italia è un territorio fragile. Secondo gli studi dell’ISPRA ( l’agenzia statale che
si occupa d’ambiente) il 94,5% dei comuni è soggetto a rischio di frane, alluvioni, erosione
costiera o valanghe. Se aggiungiamo il rischio terremoti, la politica non dovremmo
occuparsi d’altro nella pianificazione e gestione delle infrastrutture nazionali. Per quanto
riguarda le sole frane il fenomeno è peggiorato negli ultimi anni : il censimento del 2021
stimava il rischio frane sul 15% del territorio italiano, nel 2024 siamo arrivati al
23%.Restringendo ai soli ambiti a pericolosità elevata la quota è pari al 9,5% con 1,3
milioni di residenti e 742.000 edifici costruiti.
A determinare una situazione di così grave rischio c’è un comportamento diffuso per cui il
diritto a costruirsi una casa travalica ogni limite e regola, un comportamento cui si
aggiungono la speculazione e gli interessi a valorizzare terreni, anche a scapito della
sicurezza. Un circuito che genera l’abusivismo, ma anche una grande indulgenza nel
predisporre gli strumenti urbanistici. D’altronde, certa politica asseconda questi
atteggiamenti. Proprio in questi giorni, nonostante la frana di Niscemi, è ripartito il tentativo
da parte della maggioranza di riaprire i termini del condono edilizio, infilando emendamenti
in questo o quel provvedimento in approvazione. Certo, affrontare seriamente il dissesto
del territorio implica uno sforzo continuo e l’impiego di ingenti risorse. Lo dimostra un caso
virtuoso, quello del salvataggio di Orvieto con il consolidamento della Rupe su cui fu
edificata la città nei secoli. Un intervento esemplare anche sotto il profilo ingegneristico,
attivato negli anni ’80, e che ancora oggi ha bisogno di una continua manutenzione. Non
senza qualche difficoltà a reperire persino le limitate risorse necessarie a effettuarla.

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