La Regione Veneto sta mettendo mano, a vent'anni di distanza, al nuovo Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (PTRC).
di Stefano Sampaolo, ricercatore Censis
La redazione del Piano Territoriale Regionale rappresenta un momento importante per fissare, in un ottica di rinnovamento, alcuni grandi obiettivi di assetto spaziale e di uso delle risorse in una logica che partendo dalla profonda modificazione degli scenari in cui è inserita la regione, dalla presa d'atto delle rilevanti trasformazioni che hanno riguardato la società veneta e dell'evoluzione dello stesso bagaglio culturale della pianificazione territoriale, sappia guardare in avanti. Oggi il PTRC quindi deve avere non solo una dimensione normativa, ma anche un'anima strategica, capace di territorializzare le prospettive di sviluppo economico e sociale.
Il nuovo PTRC, attraverso una serie di innovazioni normative e di progetti bandiera, mira ad accompagnare, dal punto di vista dell'organizzazione spaziale, una società che sta compiendo uno sforzo importante per adeguarsi ai mutamenti strutturali legati alla competizione economica (centralità dell'innovazione), ai nuovi trend demografici (invecchiamento, immigrazione), all'apertura allo spazio europeo, ma anche alla necessità di adottare un modello più sostenibile. Pertanto nel "riqualificare il proprio sviluppo" si pone l'obiettivo di interpretare i bisogni e le domande di qualità e identità degli spazi di lavoro e di vita, di efficienza e sostenibilità della mobilità collettiva, di tutela e valorizzazione dell'ambiente e del paesaggio.
E' improponibile pensare al futuro del Veneto in termini di pura continuità coi modelli di sviluppo del passato; al contrario la principale discontinuità ricercata è quella che riguarda la centralità dei fattori qualitativi dello sviluppo, perseguendo da un lato il benessere e la qualità del vivere e dall'altro l'innovazione produttiva ed il mantenimento di un'alta e buona occupazione.
Nel fare ciò non va dimenticato peraltro che il territorio veneto non è solo l'esito degli ultimi cinquant'anni di un accelerato sviluppo produttivo ed insediativo, ma della stratificazione plurisecolare di valori culturali legati al suo utilizzo, in parte ancora leggibili: un tale mutamento di paradigma rivolto all'affermazione della qualità delle trasformazioni non può quindi che valorizzare quegli elementi peculiari che ne costruiscono l'identità.
In relazione a tali macro-obiettivi e in rapporto al territorio, la sfida della qualità come obiettivo socialmente condiviso si deve declinare su alcune fondamentali linee di lavoro, certamente impegnative, quali:
- un riorientamento delle politiche di sviluppo in chiave di spazio europeo, in un contesto che vede su alcuni temi dilatarsi gli ambiti geografici di riferimento e perdere progressivamente di significato i vecchi confini;
- un impegno a tutto campo per tutelare risorse territoriali fondamentali e irriproducibili, in un contesto che tende a consumarle e/o a degradarle rapidamente (si pensi allo spreco di suolo);
- la valorizzazione di un fondamentale fattore distintivo del modello veneto, quale il policentrismo urbano, con una logica di rete, tenendo conto che nel contesto competitivo nazionale ed internazionale certamente conta anche disporre di masse critiche adeguate;
- una spinta alla riorganizzazione del sistema della mobilità e dei trasporti in una direzione di maggiore sostenibilità, in un contesto in cui oggi da un lato vi è un'elevata dispersione di aziende ed insediamenti abitativi, e dall'altro vi è una tendenza alla crescita degli spostamenti erratici legati soprattutto al tempo libero;
- la strutturazione di centralità urbane capaci di strutturare e dare identità in un contesto "arcipelago" che ha negato il consolidarsi di gerarchie urbane e territoriali.
Qui in allegato il testo completo del Contributo Censis al seminario che si è tenuto ad Asiago il 2 marzo 2007.
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Il nuovo PTRC del Veneto - Contributo Censis
08 Marzo 2007
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