Sono Lazio, Umbria, Marche ed Abruzzo le realtà produttive che, pur nelle loro differenze, sono accomunate da una reazione molto simile al contesto competitivo proposto dalla mondializzazione, rappresentando al meglio l'attuale fase di espansione economica del nostro Paese.
di Giuseppe Roma, Segretario Generale Rur e Direttore Generale Censis
Il Quadrilatero delle regioni del Centro Italia costituisce il territorio produttivo che meglio rappresenta l'attuale fase espansiva dell'economia, in progressione da diciotto mesi, ma ancora non segnata dai tratti di un vero boom. Regioni come il Lazio, l'Umbria, le Marche e l'Abruzzo, a differenza di quelle del Nord Est, non hanno interpretato la sfida dei mercati come semplice decentramento nelle aree a minor costo, ma hanno colto l'impellente necessità di un profondo cambiamento nell' organizzazione aziendale, finalizzata a inventare nuovi prodotti e creare uno stabile insediamento anche commerciale all'estero.
Al di là degli aspetti strutturali di tipo strettamente economico, la chiave del successo va anche ritrovata nella capacità di coltivare il gene dell'impresa senza distruggere l'istinto comunitario. Un bilanciamento che nell'articolazione multicentrica (dai poli urbani alle tantissime piccole città), tipica del quadrilatero centrale, ha finito per smorzare sia gli eccessi di protezione pubblica che la forsennata competizione individualistica. Persino una certa flessibilità delle amministrazioni regionali, ha offerto maggiore cittadinanza e libertà di movimento all'iniziativa degli imprenditori, non sempre riscontrabile nel monolitismo di altri modelli politici al di sopra e al di sotto del Po.
Questo importantissimo trancio d'Italia, compreso fra Nord e Mezzogiorno, si trova nella splendida condizione di essere certamente uno dei territori meno densi e congestionati, con le più elevate qualità naturalistiche, il più prezioso patrimonio architettonico e artistico, ma al tempo stesso territorio diffusamente manifatturiero, produttivo e in piena fase di reinvenzione del modello d'industrializzazione costruito nei decenni passati. Il tutto capitanato da una metropoli globale come Roma, che ha scommesso sull'innovazione e sull' economia dell' avvenire: media, audiovisivo, telecomunicazioni, informatica, industria culturale, eventi e turismo, alta formazione, sanità, ingegneria e costruzioni. In complesso ULMA (Umbria, Lazio, Marche, Abruzzo) conta poco più di 9 milioni di abitanti, quattrocentomila in meno della Lombardia, ma con una densità pari alla metà del territorio lombardo, 196 abitanti per kmq contro 397. E tuttavia produce un valore aggiunto di ben 214 miliardi di €, un ordine di grandezza non lontanissimo dai 270 miliardi della più popolata Lombardia.
Fra il 2000 e il 2006 le imprese industriali dell'area sono cresciute del 16%, quelle terziarie del 13%, valori significativamente superiori alla media nazionale. Nello stesso periodo le esportazioni sono cresciute in termini reali del 9%, con punte del 34% nelle Marche e del 21% in Umbria. Quattro realtà complementari, che se organizzassero meglio le relazioni reciproche, integrandosi, potrebbero rappresentare uno dei territori leader dell'economia italiana.
Nel file in allegato si esamina in dettaglio l'articolazione di ULMA. Per visualizzarlo è sufficiente cliccare sulla parola attiva.
Le caratteristiche dei territori di ULMA
25 Giugno 2007
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