L’innovazione mancata tra i distretti produttivi
Rimane inadeguata la dotazione di ICT nei distretti produttivi italiani.
di Valentina Piersanti
Il momento attuale appare segnato da una serie di passaggi che erano solo in parte prevedibili. Ai rigidi confini territoriali si affiancano mobili localizzazioni globali, l’omogeneità non è più la caratteristica imprescindibile per la definizione dei distretti e le politiche regionali tentano di mettere a punto nuovi criteri delimitativi capaci di cogliere le sinergie e le dinamiche relazionali aprendosi ad una dimensione di plurisettorialità.
Emerge una tendenza che vede coesistere approcci basati sulla condivisione di obiettivi e la contiguità virtuale, insieme al tradizionale modello burocratico e amministrativo, secondo il quale il distretto è dato da un insieme di indici statistici quali: l’industrializzazione manifatturiera, la densità imprenditoriale, la specializzazione produttiva, la concentrazione e la contiguità territoriale. Di notevole interesse in tal senso appare l’approccio lombardo che riconosce, accanto ai distretti tradizionali, cinque metadistretti. L’obiettivo è di dare rilevanza formale ad aggregazioni tematiche di tipo orizzontale, a modelli organizzativi non necessariamente concentrati sul territorio, in cui la chiave potenziale di successo è data dalla rete costituita da attori differenti e accumulo di conoscenze e risorse umane. Con l’idea del metadistretto viene sottolineata la centralità delle relazioni intersettoriali e delle conoscenze condivise con l’obiettivo di dare risposta agli effetti prodotti dalla globalizzazione e dall’avvento delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (Ict).
L’allargamento della dimensione operativa e dei mercati su scala planetaria ha prodotto un allargamento della scala territoriale dei distretti che necessariamente si riflette sulle scelte normative regionali.
Da sempre distretto significa legame, la novità è rappresentata, da un lato dall’estendersi delle relazioni, interne ed esterne, a contesti internazionali, e dall’altro dal radicamento sul territorio con le diverse componenti. Al di là delle interpretazioni divergenti che si possono dare a questo fenomeno, i distretti si trovano di fronte ad una duplice sfida: procedere ad un’ulteriore scomposizione del reticolo produttivo, con un’accentuata internazionalizzazione, e accrescere le capacità competitive dando alla forma reticolare un appropriato sistema tecnologico. Ed è in questo scenario che le dinamiche di rete, che caratterizzano i distretti produttivi italiani, possono utilmente essere lette attraverso l’analisi del grado e delle modalità di utilizzo delle Ict.
Dal I Rapporto sui distretti produttivi digitali 2001 (realizzato dalla Rur insieme al Censis e Federcomin), la dotazione di Ict nei distretti risulta caratterizzata da una situazione complessivamente inadeguata con riguardo alle tecnologie di supporto delle relazioni reticolari nei sistemi produttivi. Nelle imprese, nonostante il ricorso crescente alla posta elettronica e alle connessioni internet, stenta a diffondersi l’attenzione verso soluzioni e-commerce, mentre l’accesso alle soluzioni gestionali avanzate e alle tecnologie complesse, si mostra, seppure lentamente, in costante crescita.
Questo fenomeno viene sostanzialmente confermato da un’indagine Censis, condotta negli ultimi mesi, sulle PMI distrettuali del Nord-Est in cui, al di là dei dati che fanno desumere un atteggiamento di cautela diffuso, si intravede, da parte degli imprenditori interpellati, una nuova consapevolezza rispetto alle scelte relative alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. L’avvento delle Ict nei reticoli produttivi è segnato da due fasi: la prima in cui le aspettative di crescita e sviluppo sembravano illimitate ed immediatamente legate al semplice utilizzo, e la seconda caratterizzata da delusione per il non avvenuto cambiamento. In entrambe queste fasi le scelte degli imprenditori sono definibili per la maggior parte come ingenue e poco strutturate rispetto alle strategie aziendali. Ma, se prima questo era ascrivibile alla bassa consapevolezza e alle scarse competenze, oggi il ritardo delle piccole e medie aziende italiane sembra essere legato al bisogno di verifica dei vantaggi attesi e di integrazione della rete in strategie di più ampio respiro. In altre parole, una volta superate le diffidenze e le inabilità iniziali, gli imprenditori iniziano a considerare le tecnologie non più come obiettivi in sé, ma come strumenti funzionali rispetto alle strategie aziendali. Dall’analisi dei dati dell’indagine Censis-Infracom 2002 emerge, nei distretti del Nord-Est, uno scenario di Pmi che, seppur a diversi livelli, hanno comunque intrapreso un cammino verso l’innovazione. La maggior parte delle aziende si trova al primo stadio del percorso che dovrebbe portare verso l’utilizzo di tecnologie di rete a supporto delle relazioni interne ed esterne ai distretti. Il 64,5% delle imprese interpellate, infatti, dichiara di avere una connessione ad Internet. (Tab.1).
Il fatto che tra le aziende connesse solo il 41,6% ha attiva un’e-mail aziendale e la utilizza, indica, da un lato il persistere di un timido primo stadio di penetrazione tecnologica, e dall’altro è testimone dell’intramontabile primato che le comunicazioni informali e dirette mantengono nelle imprese distrettuali. Un’ulteriore misura della diffusione delle Ict è rappresentato dalla presenza di siti aziendali operativi. Solo il 34% delle imprese è passata a questa fase, superando così il modello one way di fruizione del web che confina il rapporto internet-impresa entro canali monodirezionali in cui le aziende si limitano a ricevere.
| Area | ||||
| Tecnologia | Ovest | Centro | Est | Totale |
| Accesso a Internet | 63,1 | 60,4 | 70,9 | 64,5 |
| E-mail attiva e utilizzata | 35,7 | 40,4 | 51,5 | 41,6 |
| Disponibilità di un sito web | 35,7 | 25,9 | 40,2 | 34,0 |
| Utenti Internet assidui | 29,3 | 25,9 | 35,1 | 29,9 |
Fonte: Censis-Infracom, 2002
Le Ict, passando dall’essere considerate elemento salvifico per le dinamiche economiche distrettuali a rappresentare strumenti di supporto alle strategie produttive, portano all’espansione del bisogno di pianificazione delle scelte di natura tecnologica. In una recente indagine condotta sulle Pmi distrettuali della provincia di Macerata il contenimento dei costi per hardware e software risulta essere un fattore limitante nelle scelte delle imprese distrettuali di piccole e medie dimensioni. Da sempre in posizione di difficoltà nell’affrontare le spese per l’innovazione, gli imprenditori, anche nella percezione degli ostacoli, sembrano aver attenuato i timori iniziali sostituendoli in alcuni casi con una conquistata consapevolezza, ed in altri, con una prematura disillusione i soggetti interpellati non considerano sufficientemente “rilevanti” per l’implementazione di tecnologie nelle proprie aziende i costi per la formazione, la mancanza di risorse umane capaci e di informazioni, o almeno non quanto il fatto che il basso uso di tecnologie di rete è il frutto di una precisa scelta: “non rientra nella strategia aziendale”.
Non si manifestano impedimenti né alibi di natura strutturale o relativi alle competenze, ma si verificano vere e proprie resistenze la cui radice va ricercata in un sistema fatto di feticci tecnologici, individualismo imprenditoriale, ma anche di disinformazione sulle potenzialità delle applicazioni tecnologiche avanzate alle strategie distrettuali.
Un elemento eloquente, per la comprensione dei legami tra diffusione delle tecnologie e sviluppo dei sistemi territoriali, è costituito dall’analisi delle iniziative innovative che stanno nascendo nei distretti. C’è una tendenza in atto che in qualche modo supera il grande interrogativo sul legame tra la diffusione delle tecnologie e lo sviluppo dei sistemi territoriali. Partendo dall’analisi di alcune esperienze sistemiche, sviluppatesi per lo più nei distretti “consolidati”, è possibile notarne una caratteristica comune: mettere a punto interventi che strutturano progetti integrati in cui le reti informative risultano complementari ad altre scelte di carattere organizzativo, logistico, di marketing, ecc., mutandone il loro ruolo all’interno dei distretti.
A fronte di un trend di rallentamento nella diffusione delle reti vaste, pensiamo ad Internet, il cui uso si è allargato nelle Pmi secondo uno sviluppo più o meno spontaneo dovuto principalmente ad effetti imitativi. Si stanno sperimentando, nei distretti industriali, reti specializzate e di dimensione limitata, in cui l’informazione circolante si fa più complessa e di maggior valore comunicativo a livello territoriale e si connette fortemente alle politiche di marketing, ricerca e logistica. Questo passaggio, che per ora riguarda solo pochi nuovi progetti, produce effetti rilevanti sui processi di aggregazione territoriale, sugli atteggiamenti verso le tecnologie e sui modelli di diffusione di queste.
I modelli diffusivi riscontrati in questo tipo di reti sono principalmente gerarchici, vale a dire che le imprese capofila o i soggetti esterni alla filiera produttiva, ma comunque in grado di modificarla, si fanno promotori di innovazione ed impongono alle imprese più piccole nuovi standard comunicativi e sistemi relazionali. La crescita di soluzioni legate a forme avanzate di sapere tecnologico e la cooptazione in queste delle Pmi crea situazioni in cui gli atteggiamenti di diffidenza verso l’uso di Ict di base, e il conseguente scarso uso delle tecnologie legate ad internet e alle sue applicazioni, possono venir sostituiti da adesione a soluzioni supportate da sistemi tecnologici complessi. Dietro tutto ciò troviamo consorzi o gruppi imprenditoriali forti che guidano le molecole imprenditoriali locali nella scelta di queste soluzioni, superando il modello diffusivo spontaneo, tipico della prima fase di sviluppo delle Ict. Ciò è dovuto principalmente alla natura dei nuovi progetti, radicati nella dimensione locale e inseriti in strategie complementari.
Esempi significativi si stanno verificando nel distretto calzaturiero di Verona, in quello della concia di Arzignano, nell’area del Fermano-Maceratese ed in altri reticoli produttivi. Si tratta principalmente di progetti che, anche se basati sulle tecnologie per l’informazione e la comunicazione, non sono costituiti solo da strumenti tecnologici, raffigurano, prima di tutto, attività di tipo organizzativo ricche di implicazioni relazionali (Tav. 1).
Questa tendenza si riscontra nell’analisi dei progetti avviati nei diversi contesti territoriali in cui il sito web e il portale e-commerce si incuneano in progetti locali supportati da una pluralità di strumenti basati su Ict. Anche se non in modo diffuso, cresce la consapevolezza che: non di solo web sono fatte le reti.
| Distretti | Sistema di E-procurement distrettuale | Sistema di e-commerce distrettuale | Sistema extranet (tra aziende e con i clienti/fornitori) | Banche dati comuni |
| Arzignano | sì | sì | sì | sì |
| Calzaturiero - Verona | sì | sì | sì | |
| Canavese | sì | sì | sì | sì |
| Del metallo- Maniago | sì | sì | sì | sì |
| Fermano-Maceratese | sì | sì | sì | |
| Gallaratese | sì | sì | ||
| Il Tarì di Caserta | sì | sì | sì | |
| Monferrato | sì | sì | sì | |
| Orafo -Vicenza | sì | sì | sì | |
| Pesaro | sì | sì | ||
| Piana del Cavaliere | sì | sì | sì | |
| Riviera del Brenta | sì | sì | sì | sì |
| Santa Croce sull’Arno | sì | sì | ||
| Valle dell’Arno | sì | sì | ||
| Viadanese Casalasco | sì | sì | sì |
Fonte: Censis 2002
Testo tratto dal 36° Rapporto sulla situazione sociale del paese della Fondazione Censis
15 Marzo 2003
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