Innovatore, figura emergente nella PA
Chi sono gli "innovatori", coloro che nella PA dimostrano sensibilità e propensione al cambiamento.

Il Censis ha operato alcuni tentativi volti a ricostruire il profilo e le caratteristiche di base di coloro che, da protagonisti, si confrontano con la problematica dell’innovazione all’interno della pubblica amministrazione. Un primo percorso di indagine, realizzato nel 2001 su stimolo del Dipartimento della Funzione pubblica, è stato tarato su un target di funzionari che, nel partecipare in prima persona a programmi speciali in cui risultavano coinvolte le amministrazioni di appartenenza, hanno mostrato una particolare sensibilità per le problematiche del cambiamento e dell’innovazione.
Nella tavola 1 si riportano le caratteristiche strutturali del campione intervistato, arrivando a presentare quattro differenti profili così come emergono da una cluster analysis realizzata a partire dalle principali variabili utilizzate.
Innanzitutto occorre rilevare che né il livello di istruzione né l’uso delle tecnologie informatiche e telematiche costituisce oggi un elemento discriminante. Infatti i 2/3 del campione dispongono di un diploma di laurea o addirittura di un master post lauream e solamente il 10% circa degli intervistati non usa la rete internet né a casa né in ufficio.
Per quanto concerne i quattro gruppi tipologici individuati attraverso l’analisi statistica bisogna subito sottolineare che trattandosi di un campione di funzionari non generico ma in qualche misura selezionato, prevalgono le figure di coloro che, a fronte delle caratteristiche evidenziate, si possono definire “entusiasti” (31,7%) e “fiduciosi” (34,5%). Gli “sfiduciati” raccolgono il 14,9% del campione e i “disinteressati” non vanno oltre il 19,9%.
La prima tipologia, fortemente orientata ai processi di innovazione, presenta una significativa sovrarappresentazione tra i dirigenti dei comuni inquadrati nel ruolo di comunicatori. I "fiduciosi" presentano tratti analoghi ma meno caratterizzati ed hanno un profilo meno orientato al protagonismo individuale. Nella terza categoria si collocano funzionari più anziani legati a modalità di intervento più tradizionali. I “disinteressati” sono essenzialmente dirigenti ministeriali che, pur chiamati a partecipare a progetti innovativi non presentano alcuna delle caratteristiche di vitalità riscontrate negli enti locali e sono inoltre culturalmente distanti dalle logiche cooperative che spesso sostengono ed incoraggiano gli innovatori nella loro azione.
Analizzando in dettaglio le opinioni espresse dagli intervistati a proposito delle iniziative a sostegno dell’innovazione, emerge con chiarezza un atteggiamento volto a considerare le norme ed i regolamenti come i fattori di più scarso valore nel sostenere il cambiamento. È pur vero che negli ultimi anni numerosi sono stati i testi di legge che si sono occupati del riordino della pubblica amministrazione: dalle leggi Bassanini del 1997 fino alla (tanto attesa) legge sulla comunicazione pubblica del 2000, le istituzioni centrali hanno a più riprese lavorato per facilitare, semplificare, sveltire le procedure e la gestione della documentazione amministrativa. Questo dato va però messo in relazione con la complementare richiesta di strumenti agili con cui operare: inserito in questo contesto il dato assume una connotazione ben diversa. Gli innovatori sentono il bisogno della “leggerezza”, della possibilità di lavorare facilmente, senza dover sottostare a nuove norme a volte restrittive, che possono frenare lo sviluppo di soluzioni innovative.
Sottolineano dunque con frequenza l’esigenza di finanziare il cambiamento, di sviluppare accordi con il mondo della consulenza scientifica e professionale, e di attivare programmi di comunicazione in riferimento alle innovazioni sviluppate e introdotte (tav. 1 e tab.1).
Le ulteriori istanze che emergono con forza dall’indagine sono legate ad una volontà di non disperdere le energie ed il lavoro svolto: si dovrebbe cioè evitare che le esperienze intraprese rimangano dei fatti slegati uno dall’altro, e dar loro un senso all’interno di un progetto unico di innovazione. Gli innovatori vogliono costituire un gruppo ben individuabile di persone all’interno di un programma in cui avere un ruolo definito ed in cui lo scambio delle informazioni sia utilizzato all’ordine del giorno come metodo di lavoro.
| Il profilo culturale | TITOLO DI STUDIO: Licenza Media 1,2%; Diploma Scuola Secondaria Superiore 30,0%; Diploma Universitario 0,4%; Laurea 54,7%; Master o specializzazione post laurea 13,7%. |
| Il profilo attitudinale | GLI ENTUSIASTI Convinti sostenitori dei processi di innovazione; dirigenti nei comuni; comunicatori; forte presenza al Sud (31,7%); |
| I FIDUCIOSI Posizioni intermedie, tendenti al positivo; assenza di elementi caratterizzanti, equidistribuzione per tutte le variabili (34,5%) | |
| GLI SFIDUCIATI Ultracinquantenni laureati; dirigenti della "vecchia guardia" legati a modalità tradizionali di intendere l'amministrazione (14,9%) | |
| I DISINTERESSATI Due anime: dirigenti ministeriali, spinta accentratrice, non partecipi della vitalità degli enti locali; dirigenti meridionali, lontani da logiche di cooperazione per il miglioramento (19,9%) | |
| L'uso personale delle nuove tecnologie | UTILIZZO DELLE RETI TELEMATICHE: - a casa 1,9%; al lavoro 30,7%; a casa e al lavoro 57,0%; non utilizza 10,4% |
| L'atteggiamento in merito all'efficacia delle politiche e degli strumenti a sostegno dell'innovazione | CONSIDERA MOLTO EFFICACE: - Il 28% l'emanazione di regole e norme a protezione e stimolo dell'innovazione (ad es. anche attraverso la rimozione di vincoli giuridici); - Il 56,9% il potenziamento dell'offerta formativa su temi legati all'innovazione; - Il 54,4% l'attivazione e la gestione di comunità di pratica (gruppi di persone accomunate dall'interesse su temi specifici di innovazione e finalizzati allo scambio di competenze e conoscenze) |
Fonte: elaborazione Censis - Dipartimento Funzione Pubblica, 2001
| Molto efficace | Abbastanza efficace | Poco/per niente efficace | Totale | |
| Emanazione di regole e norme a protezione e stimolo dell'innovazione (ad es. anche attraverso la rimozione di vincoli giuridici ) | 28,8 | 43,8 | 27,4 | 100,0 |
| Concessione di finanziamenti specifici | 55,1 | 34,8 | 10,1 | 100,0 |
| Stipula di accordi ad hoc con università, enti di ricerca, organizzazioni internazionali o tra amministrazioni | 43,1 | 41,7 | 15,2 | 100,0 |
| Azioni di comunicazione e promozione delle attività di innovazione | 39,8 | 47,5 | 12,7 | 100,0 |
| Consulenza e assistenza tecnica alle amministrazioni | 43,4 | 41,0 | 15,6 | 100,0 |
Fonte: elaborazione Censis - Dipartimento Funzione Pubblica, 2001
Se quindi tutte le proposte sono recepite come sostanzialmente positive, la costituzione di gruppi di lavoro, di comunità di pratica e di una banca dati di informazioni pregresse a cui poter accedere liberamente sono le richieste che spiccano. L’organizzazione che il gruppo di innovatori sembra richiedere esce del tutto da schemi di tipo verticistico, unilaterale, spostandosi decisamente verso un modello di rete orizzontale, in cui tutti occupano la stessa posizione, con eguali possibilità di accedere a servizi ed informazioni. Il modello che viene richiesto è esattamente quello delle comunità di pratica, che si vanno sviluppando con sempre maggior frequenza su internet. Sono gruppi di persone accomunate da uno stesso interesse, disciplina o dalla stessa attività lavorativa, che trovano nello strumento della community un valido aiuto per la propria crescita personale e professionale (tab. 2).
| Molto efficace | Abbastanza efficace | Poco /per niente efficace | Totale | |
| Potenziamento offerta di Informazione (manuali, newsletter, riviste, materiale informativo su contenuti innovativi) | 29,1 | 40,9 | 30,0 | 100,0 |
| Potenziamento offerta formativa su temi legati all'innovazione | 56,9 | 37,0 | 6,1 | 100,0 |
| Attivazione e gestione di comunità di pratica (gruppi di persone accomunate dall'interesse su temi specifici di innovazione e finalizzati allo scambio di competenze e conoscenze) | 54,4 | 35,9 | 9,7 | 100,0 |
| Attivazione di scambio temporaneo di personale con altre amministrazioni per apprendere nuove soluzioni funzionali-organizzative e ampliare le proprie competenze | 42,5 | 34,4 | 23,1 | 100,0 |
Fonte: elaborazione Censis - Dipartimento Funzione Pubblica, 2001
Nell’ambito delle risorse umane, i dati sono molto significativi: non è più sufficiente la sola informazione, che per propria natura, essendo “dispensata” da una fonte terza, esterna, non crea partecipazione, né discussione sui contenuti. Bisogna puntare al potenziamento delle occasioni formative, e alla dotazione di strumenti innovativi come le community, in grado di mettere in comunicazione le persone, creando in questo modo un circolo virtuoso che si alimenta attraverso lo scambio di esperienze e di competenze. Non è un caso che le istanze più innovative nell’ambito delle risorse umane, ed in modo particolare la richiesta di maggiore formazione, muovano dalla fascia più giovane degli intervistati: queste persone probabi lmente vivono da vicino la necessità di essere al passo con i tempi e di tenersi aggiornati, consapevoli della velocità con cui le nuove tecnologie evolvono modificando anche i metodi e le tecniche lavorative.
Testo tratto dal 36° Rapporto sulla situazione sociale del paese della Fondazione Censis
15 Marzo 2003
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