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Indagine sui Distretti Digitali

Nuove dinamiche e attori emergenti nei distretti digitali

Secondo l’indagine Rur-Censis, Federcomin si diffondono le ICT tra le imprese, tra cautele e casi di eccellenza.

Un Knowledge-hub per il Salento

L’onda lunga delle dinamiche dell’innovazione, trainata dalle nuove tecnologie di rete, ha continuato anche nel 2002 a dispiegarsi producendo i suoi effetti all’interno dei distretti industriali italiani. Ad un anno e più dallo sgonfiamento della bolla della new economy il fenomeno della progressiva diffusione delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, in ambiti imprenditoriali tradizionali caratterizzati da piccole e medie imprese a spiccata vocazione manifatturieria, non si è cioè arrestato.

L’indagine sulle economie locali di tipo distrettuale ha messo in luce, piuttosto, come il fenomeno attuale di diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nei sistemi manifatturieri segua ritmi e modalità diverse rispetto al passato. Nell’ultimo anno sono mutate, infatti, le motivazioni che sottendono alle scelte di investire in Ict. Le imprese distrettuali sembrano oggi aver raggiunto una nuova consapevolezza riguardo alle possibilità che la diffusione delle nuove tecnologie può determinare in azienda o nel sistema territoriale più prossimo. Tutte le scelte di investimento, anche quelle finanziariamente meno impegnative, sono ponderate a lungo e vengono effettuate solo se esiste una strategia complessiva circa gli obiettivi da perseguire, meglio ancora se l’orizzonte di efficacia dell’investimento è di breve periodo. In ogni caso, qualunque scelta di innovazione è sottoposta ad una stringente valutazione circa la redditività effettiva dell’investimento.

Ciò sancisce la fine della fase euforica delle aspettative riposte nella tecnologia e il venir meno di uno dei paradigmi tipici degli ultimi anni secondo il quale l’innovazione tecnologica è in grado di alimentare da sola circuiti virtuosi di crescita della competitività. Le infrastrutture di rete nell’ambito delle Tlc non sembrano ancora riuscire, ad esempio, ad allacciare in modo completo ed efficace i nodi informativi presenti nei territori distrettuali e a fare da “software di connessione” delle diverse realtà soggettuali. I sistemi wireline a banda larga cominciano ad essere presenti dentro i distretti ma non riescono ad alimentare una domanda di nuovi servizi effettiva e soprattutto dimensionalmente in grado di sostenere gli ingenti costi di infrastrutturazione necessari per diffondere la fibra ottica. In questo quadro di sostanziale sottodotazione dei sistemi telematici evoluti in ambito locale vanno segnalate, tuttavia, alcune nuove dinamiche emergenti, per certi aspetti discontinue rispetto ad un modello di offerta e ad un sistema regolatorio pubblico di servizi telematici. Aziende innovative singolarmente o all’interno di iniziative territoriali distrettuali condivise, stanno sperimentando nuovi sistemi wireless a banda larga in grado di connettere via radio unità aziendali sparse con costi di infrastruttazione ridotti. Sembra quasi che le spinte tecnologiche e le logiche di innovazione anche rispetto ai sistemi di telecomunicazione e persino nei distretti più tradizionali, seguano più le scelte imposte dagli ”animal spirits” imprenditoriali che popolano i distretti industriali, che le dinamiche di un mercato dei servizi Tlc ormai troppo regolato e tecnologicamente forse troppo irrigidito.

Sono, infatti, proprio i soggetti imprenditoriali locali che hanno ormai assunto il ruolo di soggetti leader nell’innovazione locale. Le medie e, in qualche caso, le grandi aziende a capo delle dinamiche distrettuali, stanno alimentando anche un nuovo sistema relazionale fondato su legami supportati dalle nuove tecnologie informatiche e della comunicazione, nella consapevolezza che un uso condiviso delle stesse potrebbe far crescere la competitività su base distrettuale, rafforzando la specializzazione territoriale di ciascuna economia locale. Queste stesse aziende stanno indirizzando, inoltre, le scelte di adozione di tecnologie dell’informazione della comunicazione sia della catena dei fornitori e subfornitori come pure dei clienti, introducendo ad esempio nuovi standard di trasmissione dei dati per la gestione degli ordini e delle commesse. In alcuni distretti, come il Cadore bellunese, Verona, ma anche Prato (dove la progettazione ha già lasciato il passo alla realizzazione di piattaforme Ict condivise) si assiste ad una forte integrazione dei sistemi informativi. Una situazione che in prospettiva dischiude nuovi scenari, per ora in una certa misura ancora da mettere pienamente a fuoco, che potrebbero portare, ad esempio, alla nascita di meta-imprese distrettuali, di sistemi di imprese a rete fortemente integrati e cooperanti secondo una logica di progettazione e realizzazione integrata, ma anche di gestione condivisa delle informazioni di mercato, sui prezzi e sui prodotti e sui mercati di sbocco e su quelli di approvvigionamento.

E’ importante che questo tipo di eccellenze territoriali ed il ruolo emergente delle imprese di medie dimensioni possano diventare occasione per una innovazione anche culturale all’interno dei distretti. Ad oggi, infatti, l’atteggiamento predominante nella maggioranza delle aziende dei distretti esaminati continua a essere quello della strenua difesa delle informazioni aziendali e della diffidenza reciproca. Prevale ancora tra le imprese distrettuali una estrema prudenza nel condividere le informazioni strategiche con le altre imprese concorrenti; questo approccio rappresenta ancora uno dei principali ostacoli allo sviluppo di iniziative innovative e di infrastrutturazione tecnologiche avanzate e condivise tra le imprese distrettuali. Al contrario, in alcune realtà di eccellenza, la consapevolezza che la ricerca dei vantaggi competitivi passa per la capacità dei distretti di creare una forte specializzazione ed una forte condivisione di saperi anche in modo non formalizzato, come pure dalla ricerca di una più forte relazionalità tra soggetti locali ha portato molti soggetti intermedi di rappresentanza ad assumere un nuovo ruolo di servizio capace di dar corpo a entità in grado di realizzare sistemi integrati, piattaforme comuni, sistemi condivisi, in grado di innescare e accompagnare processi di imitazione prima ancora che processi di adattamento forzoso alle scelte tecnologiche introdotte dalle imprese maggiori. Le nuove tecnologie vengono percepite, in questi contesti dove si affermano iniziative congiunte tra corpi intermedi e aziende trainanti, come strumenti efficaci per valorizzare e sistematizzare quei fattori di sviluppo tipici dei sistemi distrettuali che scaturiscono dalle interdipendenze cosiddette “non di mercato” come le regole non formalizzate, le consuetudini, le esperienze, le collaborazioni, le conoscenze diffuse ecc. ma di valorizzare anche il sistema delle relazioni istituzionali tra tutti gli attori locali. I nuovi sistemi Ict condivisi, i portali distrettuali, i sistemi informativi comuni, si inseriscono più o meno consapevolmente all’interno di questa visione del territorio distrettuale come sistema capace di creare valore aggiunto grazie all’integrazione sempre maggiore dei fattori di eccellenza e di conoscenza.

La rete dei fenomeni

Dall’analisi delle 76 aree distrettuali oggetto del secondo rapporto Rur-Censis- Federcomin si evincono nuove dinamiche di diffusione e tendenze significative che sottendono alle scelte e ai comportamenti tecnologici delle Pmi distrettuali. In primo luogo la posizione di cautela, dovuta al timore di condividere informazioni e conoscenze, che caratterizzava l’atteggiamento degli imprenditori già nell’indagine precedente, si stempera. E questo, grazie all’avvio, nei reticoli produttivi, di azioni condivise supportate dalle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Nel 45 % dei distretti produttivi sono state avviate o sono in progetto iniziative la cui finalità principale è proprio di favorire i contatti e gli scambi di informazione e contenuti tra le aziende.

Le logiche collaborative arginano, dunque, la bassa propensione all’uso di soluzioni tecnologiche avanzate e l’atteggiamento di chiusura della classe imprenditoriale verso le tecnologie di rete. Fioriscono i progetti per la creazione di siti web per lo scambio di informazioni tra aziende (già attivi nel 39,5% dei distretti e in progetto nel 7,9%) e di portali per l’e-procurement interaziendale (già attivi nel 36,8% dei distretti e in progetto nel 9,2%), ma anche iniziative legate alla condivisione di banche dati, portali con un forte orientamento all’e-business e software applicativi.

La capacità di elaborare delle strategie distrettuali, quindi, risulta essere un elemento sempre più significativo per lo sviluppo e la diffusione delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione all’interno delle aree distrettuali. Diminuisce, rispetto al 2001, la quota di fatturato investita nell’innovazione tecnologica dalle imprese locali (che passa dall’ 8,7% al 6%), mentre aumenta il bisogno per gli imprenditori di essere orientati nelle proprie scelte e di pianificare gli investimenti in Ict all’interno di strategie complessive di sviluppo.

Nel complesso, le aree in cui è stata elaborata una strategia comune, o si sta iniziando la progettazione di interventi integrati per la diffusione dell’innovazione e delle nuove tecnologie, rappresentano il 61% dell’universo d’indagine.

Per ciò che riguarda l’applicazione delle tecnologie di rete ai sistemi di relazione interni ed esterni alle imprese dall’indagine emerge:

All’interno delle aziende - I risultati mostrano un discreto grado di penetrazione tecnologica delle applicazioni di base legate alla rete Internet. Cresce, rispetto a quanto rilevato nel primo rapporto, il numero di aziende che si pongono rispetto alla rete come fornitori di informazioni, usufruendo del web anche come strumento di marketing aziendale. Nel 39,4% delle economie locali il sito web aziendale risulta uno strumento diffuso in buona parte delle aziende. Tra le applicazioni tecnologiche avanzate le più diffuse sono quelle che impattano sui processi relazionali interni, in circa un quarto delle aree distrettuali risulta buono il livello di diffusione di soluzioni per: collegamento ufficio acquisti e fornitori (29 %), Supply Chain Management (25 %), amministrazione/risorse umane (23,7%), l’accesso da remoto (22,4%), IT consulting (22,4%).

Nelle relazioni tra le unità delocalizzate – Il fenomeno della delocalizzazione delle unità produttive, che riguarda in modo significativo più della metà delle aree distrettuali prese in esame, non rappresenta un fattore di spinta per la diffusione di strumenti tecnologici avanzati: il principale mezzo di comunicazione tra le unità delocalizzate resta la posta elettronica e, in misura più marginale, le soluzioni EDI (trasferimento elettronico dei dati) che vengono impiegate in poco meno di un quarto dei distretti.

Nei rapporti tra imprese - Lo scambio di comunicazioni avviene principalmente via e-mail, mentre sono sostanzialmente assenti soluzioni basate su applicazioni come mailing list, gruppi di discussione specifici, incontri tramite videoconferenze.

Rispetto alla dotazione infrastrutturale dei propri territori cresce il livello di soddisfazione espresso dai referenti distrettuali per la rete autostradale, la rete idrica, la rete tlc, mentre sempre più inadeguate risultano la viabilità ordinaria (75,7%) e quella ferroviaria (68,9%).

Da quanto emerso nel corso dell’indagine sui distretti, la digitalizzazione delle Pmi distrettuali risulta fortemente influenzata dalla natura dei legami tra imprese e tra queste e gli altri attori del territorio. I soggetti più attivi per lo sviluppo di azioni basate sulle tecnologie nelle aree distrettuali risultano essere: l’associazione degli industriali locale (65,6%), la regione (29,5%), la provincia (24,6%) e la camera di commercio (24,6%), seguiti dal comune (21,3%) e dalla struttura di rappresentanza del distretto (21,3%). Le autonomie funzionali e le imprese leader locali giocano, nell’affermazione delle dinamiche innovative distrettuali, il ruolo di propulsori. Ma non tanto, e non solo, per la loro capacità di indurre a comportamenti imitativi o di adattamento forzoso alle scelte tecnologiche le Pmi distrettuali, ma per la capacità di aggregare le piccole e le piccolissime in progetti integrati di sviluppo e valorizzazione del territorio.

La ricerca è stata realizzata insieme a Federcomin. Il gruppo di lavoro, composto da Valentina Piersanti e Mauro Di Giacomo, è stato diretto da Gianni Dominici.



15 Marzo 2003




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