• Coordinate per lo sviluppo

Reti di collaborazione e nuove tecnologie per creare valore nei sistemi locali di impresa della provincia di Lecce

Un Knowledge-hub per il Salento

Attraverso la definizione di strumenti finalizzati ad innalzare la condivisione della conoscenza e la capacità di coordinamento e di cooperazione fra imprese e tessuto locale i distretti produttivi diventano sistemi di produzione dai confini flessibili.

Un Knowledge-hub per il Salento

Sarebbe retorico esordire affermando che quella del Salento è una comunità di imprese e di soggetti istituzionali legati gli uni agli altri da una fitta rete di relazioni. Eppure, almeno un imprenditore salentino ogni tre attiva forme più o meno stabili e più o meno evolute di reti di interscambio di idee con altri imprenditori, non necessariamente della stessa provincia di Lecce. Un’azienda ogni due cerca di captare informazioni utili al miglioramento dei prodotti attraverso lo scambio di idee con i propri fornitori e un’azienda ogni tre acquisisce il medesimo tipo di informazioni dai propri dipendenti. Non vorremmo dare l’idea di essere di fronte ad un’imprenditoria che ha come obiettivo prioritario la creazione di solide reti di relazioni; anzi, in alcuni casi, i giudizi sulle passate esperienze di concertazione locale o sulle attività di collaborazione attraverso appositi consorzi di aziende non sono particolarmente entusiastici. Sarebbe, però, quanto meno ingeneroso parlare di una comunità impermeabile al cambiamento, al dialogo e alla collaborazione. Il Salento è oggi una società che apprende e che rivela preziose reti, spesso poco visibili, di collaborazione, importanti veicoli di conoscenza per creare nuovo valore.

L’indagine, realizzata dal Censis insieme al Centro di Cultura Innovativa di Impresa dell’Università di Lecce, è scaturita dall’esigenza di sondare il livello di interesse per un Knowledge-hub, cioè per una piattaforma tecnologica di rete, che l’Università di Lecce si appresta a sperimentare.

In realtà, l’analisi delle potenzialità di penetrazione, nella business community salentina, del Knowledge-hub è solo il pretesto per analizzare fenomeni più complessi che attualmente caratterizzano vaste parti del territorio della provincia di Lecce e del suo sistema produttivo. Più nel dettaglio, il presupposto concettuale da cui si è partiti è che una piattaforma informativa ad elevato contenuto tecnologico, che ha l’obiettivo di favorire i processi di sviluppo locale e di contribuire alle azioni di governance del territorio, avrà presumibilmente tanta più efficacia e capacità di diffondersi quanto più essa potrà poggiare:

  1. su un sistema di impresa culturalmente evoluto in termini di strategie di mercato, di obiettivi di miglioramento e di spinta all’innovazione;
  2. su reti di imprese che tendono a collaborare per il miglioramento delle proprie performance;
  3. sulla capacità di alcuni soggetti istituzionali (Enti pubblici, Autonomie funzionali e anche le Associazioni di Categoria) di fungere da facilitatori della diffusione di informazioni e da promotori di processi di interscambio e di apprendimento a favore delle imprese.

Trasversale ai punti sopra richiamati è l’idea che le reti collaborative tra imprese favoriscano e, anzi, accelerino i processi di circolazione delle informazioni e delle conoscenze, generando, dunque, veri e propri processi di apprendimento interattivo. E tale circolazione reticolare di conoscenze può creare valore per le singole imprese in quanto consente di ponderare e comprendere gli interventi di miglioramento sui prodotti, sui processi, sulle politiche di mercato, sui marchi, sulla qualità, sull’organizzazione interna dell’azienda, ovvero può permettere di valutare meglio i risultati attesi da un nuovo investimento.

Territorio, imprenditori e Istituzioni nei percorsi dello sviluppo locale

Nell’ambito della ricerca sono state, in primo luogo analizzate le evoluzioni recenti del sistema socio-economico salentino, mettendo in evidenza l’esistenza di un territorio multisfaccettato dal punto di vista sociale, economico e territoriale.

Sono stati presi in considerazione tre aspetti eterogenei, quali la demografia, il mercato del lavoro e la distribuzione del valore aggiunto. Tali dati, così differenti l’uno dall’altro, mettono chiaramente in evidenza le trasformazioni intervenute negli ultimi anni nella provincia di Lecce e le criticità con cui il territorio continua a confrontarsi.

In particolare, è divenuta ormai evidente la pericolosità dello svuotamento demografico registrato negli ultimi anni nel Salento, accompagnato da un parallelo incremento dell’invecchiamento della popolazione. Nel contempo il mercato del lavoro registra interessanti fenomeni di aumento del numero dei posti di lavoro, soprattutto nel terziario e, molto meno nell’industria che vive fasi alterne di espansione e contrazione, mentre l’agricoltura mostra segnali di cedimento dal punto di vista occupazionale e non solo.

Emergono con chiarezza alcuni aspetti fondamentali che caratterizzano il sistema socio-economico locale; in particolare, si accentua il carattere terziario del tessuto produttivo salentino, che registra infatti il numero più alto di addetti e che genera ben il 77% del valore aggiunto provinciale. Il terziario resta però legato soprattutto ad attività tradizionali e molto meno a servizi avanzati. Il settore industriale, composto per lo più da piccole imprese manifatturiere, continua, viceversa, ad attraversare fasi alterne di crisi e di timide riprese, generando appena il 19% del valore aggiunto provinciale e mostrando livelli di produttività piuttosto contenuti se confrontati con quelli del terziario. Infine il settore agricolo appare relegato ormai ad un ruolo sussidiario nel contesto economico locale, contribuendo in modo limitato alla creazione di valore aggiunto con un conseguente basso livello di produttività per singolo occupato. Tutto ciò, nonostante sia in atto un’opera spontanea di rivalutazione di alcune produzioni agricole di qualità, opera per ora evidentemente non sufficiente all’effettivo rilancio del settore primario.

L’analisi territoriale ha inoltre permesso di individuare, nel Salento, la presenza di aggregati comunali con proprie specifiche connotazioni e in grado di rappresentare veri e propri sistemi sub-provinciali, spesso legati gli uni agli altri da rapporti di complementarietà. Si è addivenuti pertanto all’individuazione di cinque differenti gruppi tipologici di Comuni. Il mapping socio-economico si articola nei seguenti raggruppamenti comunali:

  1. la piattaforma manifatturiera, con un’apprezzabile presenza di attività di tipo industriale;
  2. la dorsale delle attività tradizionali, con una preminenza di imprese operanti nel piccolo commercio;
  3. il territorio a rischio di marginalizzazione, con la preminenza di attività agricole che stentano ad accelerare i propri processi di modernizzazione;
  4. i poli direzionali, vale a dire i centri più urbanizzati e ricchi soprattutto in termini di imprese operanti nel terziario;
  5. i catalizzatori dei flussi turistici; vale a dire i Comuni che registrano i più elevati livelli di presenze turistiche e che fungono da poli direzionali per la creazione di un vasto e moderno sistema dell’accoglienza.

L’analisi territoriale è andata tuttavia ben oltre. Proprio nella prospettiva di comprendere l’esistenza di fenomeni di aggregazione e di collaborazione tra imprese, si è scandagliato il territorio e il sistema produttivo nella sua interezza, al fine di capire se oggi il Salento è innervato di così detti cluster produttivi, vale a dire di sistemi locali di imprese caratterizzati da elevati livelli di specializzazione.

Anche in questo caso, sono chiaramente rinvenibili aggregati, più o meno complessi, di imprese, spesso di piccolissime dimensioni, che costituiscono la base essenziale per la formazione, in continuo divenire, di reti collaborative o di apprendimento per il miglioramento delle attività produttive. Ed i cluster sono rinvenibili sia in comparti tradizionali, come il tessile-abbigliamento, il calzaturiero e il meccanico, che in comparti attualmente in fase di rivitalizzazione, come il turismo e l’agro-alimentare. Non si può nascondere, tuttavia, che alcuni di questi settori (come quello dell’abbigliamento e delle calzature) attraversino attualmente una fase di crisi, per certi versi preoccupante, che ha messo a nudo la carenza delle strategie di mercato, poco lungimiranti (tranne rare eccezioni) e scarsamente fondate su moderne politiche commerciali. E d’altra parte, anche altri comparti, come il turismo e l’agroalimentare, pur in fase di rapido sviluppo devono notevolmente migliorare: il primo dal punto di vista dello standard qualitativo dei servizi offerti e il secondo dal punto di vista del potenziamento del sistema distributivo e della commercializzazione.

Sono state inoltre analizzate le reti di collaborazione e di apprendimento attualmente esistenti tra le imprese salentine. L’analisi di tali fenomeni complessi è stata effettuata sulla base dei risultati di un’indagine condotta dal Censis alla fine del 2002 su un campione di 200 aziende manifatturiere e di servizi.

Su quale cultura imprenditoriale si innestano, dunque, le reti di conoscenza e di collaborazione?

Dallo studio delle strategie di mercato e degli obiettivi di crescita di medio-lungo periodo delle imprese analizzate, emergono tre differenti stili comportamentali, che a seconda dei casi favoriscono o impediscono la formazioni di reti di collaborazione:

  • vi è un primo gruppo ristretto di imprenditori leader, capaci di innovare i prodotti e soprattutto le politiche di mercato e in grado di fungere da punto di riferimento per iniziative di collaborazione a livello locale;
  • vi è un secondo gruppo composto da una fascia ampia di imprenditori attualmente molto focalizzati sul miglioramento dei prodotti e, in taluni casi, pericolosamente meno attenti a strategie di commercializzazione moderne e efficaci;
  • vi è un terzo gruppo, composto di una fascia altrettanto ampia di imprenditori poco propensi ad innovare e piuttosto inclini a subire, più che guidare, i mutamenti dell’ambiente circostante.

A fronte di un sistema imprenditoriale così articolato è possibile parlare di reti di collaborazione e di apprendimento nel Salento? Il sistema presenta molti chiaro-scuri.

Il 58% delle aziende analizzate nell’indagine campionaria non ha partecipato, negli ultimi tre anni, ad alcuna iniziativa di collaborazione. E’ altrettanto vero, però, che un’azienda ogni tre (cioè il restante 42% del campione) partecipa a reti collaborative, per lo più finalizzate al miglioramento delle politiche commerciali e di promozione, all’innovazione di prodotti e processi produttivi, allo scambio di informazioni tecniche (es.: sulla possibilità di acquisto di nuovi macchinari, sulla normativa, su incentivi vari). Meno frequenti sembrano essere, tra le imprese, i contatti finalizzati al rafforzamento della presenza sui mercati esteri e la contrattazione collettiva degli approvvigionamenti. Il caso più diffuso e ovvio di collaborazione è tra impresa produttrice e impresa fornitrice (con l’interscambio di informazioni che possono riguardare il miglioramento dei processi distributivi o il miglioramento dei prodotti), ma non mancano interrelazioni più complesse, con altre imprese dello stesso settore o con imprenditori leader a livello locale.

Occorre riconoscere che molte delle reti di cooperazione si fondano su legami piuttosto labili, che agiscono poco sulle leve strategiche più difficili da gestire e migliorare come: l’innovazione di prodotto, l’ideazione di un marchio, la costituzione di centri comuni di approvvigionamento al fine di risparmiare sui costi di produzione. Tuttavia è innegabile che le reti fino ad oggi costituite abbiano generato nuovo valore per molte imprese, accelerando alcuni processi di crescita:

  • per il 44,3% delle imprese che partecipano a iniziative di collaborazione, la condivisione di informazioni ha portato all’acquisizione di nuove competenze;
  • per il 15% si sono innescati processi di innovazione tecnologica, o innovazione di processi e di prodotti;
  • per quasi il 9% si registrano cospicue riduzioni dei costi aziendali.

Il panorama complessivo appare dunque confortante: sempre più, attraverso reti formali o informali di conoscenza, di scambio di informazioni e di apprendimento, i cluster di imprese e le Istituzioni locali si configurano come una business community relativamente coesa al proprio interno, dotata di soggetti in grado di esercitare una funzione di leadership e capaci di attivare processi di innovazione e di condensare interessi specifici.

Infine, il knowledge-hub progettato dall’Università di Lecce con finalità di promozione della cultura di impresa e in grado di trattare i temi legati allo sviluppo locale non può che essere uno strumento adatto a sostenere le reti collaborative di cui ampiamente si è indagato nella ricerca. Qui vale la pena solo di accennare che il 58% delle imprese analizzate sarebbe interessato a fruire di un nuovo portale Internet capace di offrire informazioni su potenziali mercati di sbocco delle imprese salentine e attraverso cui sia possibile attivare un’efficace azione di promozione delle risorse di cui la provincia di Lecce dispone.

Ancora più nello specifico, secondo gli imprenditori intervistati, il knowledge-hub dovrebbe soprattutto offrire informazioni e modulistica su progetti di sviluppo locale e sugli incentivi finanziari per le imprese, informazioni su possibili mercati di sbocco, dati e documenti di facile lettura per comprendere la congiuntura economica locale e strumenti per attrarre nuovi investimenti produttivi nel Salento.

La nuova piattaforma tecnologica viene dunque intesa come motore di sviluppo locale, in grado di favorire la collaborazione tra aziende e tra soggetti istituzionali operanti sul territorio e l’attivazione di progetti di incentivazione all’innovazione delle imprese, fino ad assurgere a strumento di marketing del territorio.

La ricerca è stata realizzata insieme al Centro di Cultura Innovativa di Impresa dell’Università di Lecce dal gruppo di lavoro, composto da Francesco Estrafallaces e Valentina Piersanti.



15 Marzo 2003




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