Città digitali
Creati prevalentemente per favorire la comunicazione istituzionale, i siti web pubblici stanno rafforzando i servizi on line e i contenuti. Il rapporto sulle Città digitali descrive tutti i cambiamenti in corso
di Paolo Subioli

Alla base del 7° Rapporto sulle Città digitali in Italia, presentato lo scorso 24 febbraio a Roma da RUR, Censis, Formez e Dipartimento della Funzione Pubblica, c’è una rigorosa metodologia d’analisi, messa a punto nel corso degli anni e basata su criteri oggettivi. Ciascun sito viene analizzato da una squadra di rilevatori, la quale misura circa 100 indicatori, sia di tipo strettamente tecnico che qualitativo. I valori degli indicatori vengono “normalizzati”, cioè resi omogenei, e “pesati”, dopo essere stati raggruppati in 6 famiglie, riconducibili ad altrettanti temi, che possono essere visti come le 6 dimensioni tramite le quali è possibile leggere il fenomeno. In tal modo, è possibile ricavare un unico valore per ciascuno delle 6 “dimensioni”. Dalla media dei 6 valori si ricava l’indice ARPA (Analisi delle Reti della Pubblica Amministrazione), che esprime infine con un unico valore la qualità del sito analizzato. Grazie all’indice ARPA, vengono stilate ogni anno le classifiche degli Enti locali on line, ma la stessa analisi complessiva di ciascuno dei 6 temi fornisce indicazioni preziose per l’interpretazione del fenomeno dell’e-government locale.
Vediamo dunque cosa ha fatto emergere l’indagine svolta nel corso del 2002, per ciascuna delle 6 aree tematiche.
Contenuti istituzionali e trasparenza amministrativa
Le pubbliche amministrazioni sembrano aver compreso che il web non è semplicemente un nuovo canale per replicare le forme canoniche della comunicazione istituzionale: la visibilità dell’amministrazione attraverso Internet comporta la riorganizzazione ed il ripensamento della propria offerta informativa e di servizi, per adattarla al mezzo. Rispetto allo scorso anno, in particolare, è cresciuto l’impegno a descrivere in maniera esauriente le strutture dell’amministrazione, con una più consapevole e ragionata logica di presentazione, che evidenzia con chiarezza obiettivi e compiti dei vari uffici. Tra i servizi finalizzati alla trasparenza, c’è da segnalare un incremento notevole, rispetto allo scorso anno, della pubblicazione delle delibere di Giunta. Gli stessi URP raffinano i propri strumenti, adottando tra le altre cose nomi originali e facilmente memorizzabili per i servizi on line (QuiRegione, SpazioRegione, ecc.).
Ma se è cresciuta negli anni la capacità comunicativa degli Enti pubblici su Internet, è stata prestata minore attenzione alla capacità degli strumenti interattivi di stimolare la partecipazione attiva del cittadino all’azione amministrativa, perdendo – almeno per il momento – la possibilità di far partecipare i cittadini alla discussione su temi di interesse collettivo.
Qualità e interattività dei servizi
Il panorama dei servizi on line disponibili mostra, rispetto allo scorso anno, una crescita contenuta. Ma si tratterebbe di un anno di attesa, poiché molte amministrazioni hanno lavorato in fase di progettazione in occasione del recente bando di e-government. Degli 80 servizi per cittadini e imprese definiti “prioritari” dal Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie, ne è stato selezionato per l’analisi un nucleo di 12, che attualmente si assestano tutti ad un livello essenzialmente informativo. Il livello massimo di interazione (transazione completa) si raggiunge solo per l’ICI, che è possibile pagare on line nel 17,6% dei casi analizzati. Il ritardo nell’implementazione di procedure di pagamento telematico, secondo il Rapporto, non è da ricondursi a fattori riguardanti la disponibilità di soluzioni tecnologiche, bensì ad una cultura “digitale” ancora poco radicata, sia da parte delle amministrazioni che degli utenti.
La crescita dei servizi avverrà molto probabilmente sui nuovi Portali di servizi che stanno nascendo in questi mesi dalla collaborazione tra le istituzioni locali, le public utilities, i soggetti privati, le altre amministrazioni (Tu6Genova, PortalePrato, e-Cremona, e-Mantova, ecc.).
Usabilità e accessibilità
Nonostante una maggiore sensibilità diffusa e le diverse “linee guida” pubblicate sul tema, usare e accedere ai siti Internet delle istituzioni locali non si rivela a tutt’oggi un’esperienza priva di barriere. Ricordiamo che per usabilità si intende la facilità con cui un sito ci permette di raggiungere i nostri scopi e per accessibilità la possibilità di poter usufruire dei diversi servizi anche da parte di persone con disabilità di vario tipo.
Nel campo dell’usabilità e accessibilità, si presenta con forza il tema della formazione degli operatori: di chi sviluppa il sito, di chi lo gestisce, di chi immette i contenuti. Rendere i siti web semplici ed intuitivi dovrebbe infatti essere considerato un principio cardine, in fase di progettazione, ma tale attenzione richiede un livello di professionalità che attualmente è riscontrabile solo in una parte delle amministrazioni locali che si sono dotate di un sito Internet.
Sul fronde della usabilità, c’è da segnalare l’affermazione della metafora degli “eventi della vita” come paradigma di riferimento per presentare all’utente i diversi servizi. Questi ultimi tendenzialmente non verranno più presentati in base alla suddivisione dell’Ente in uffici, ma sulla scorta di una semplice tassonomia fondata sui principali eventi della vita: studiare, avere una casa, fare un figlio, lavorare, andare in pensione, eccetera.
Cooperazioni, relazionalità e communities
Il sito Internet dell'amministrazione pubblica, già solo per sue caratteristiche strutturali, è uno strumento di creazione di reti: reti redazionali, reti di soggetti istituzionali, reti di soggetti non istituzionali attivi sul territorio, reti di cittadini.
Di fronte alla molteplicità degli apporti e delle collaborazioni, sempre più estese, i siti Internet hanno subito dei cambiamenti di natura morfologica. Vantaggi e svantaggi delle scelte relative ai legami relazionali tra le varie aree del sito sono legate, soprattutto, agli aspetti di orientamento, riconoscibilità istituzionale, raggiungibilità e memorizzazione dei siti e delle loro sezioni.
Tuttavia, all’interno dei siti istituzionali, si stenta a fare ricorso a strumenti in grado di favorire la creazione di “communities” tra gli utenti del sito stesso. Si perde in tal modo un’occasione di “fidelizzare” l’utente al sito istituzionale, di fare di questo un luogo di incontro e di scambio. Nella realtà dei siti istituzionali delle PA locali, laddove questa possibilità sembra essere stata compresa, non si riconosce un progetto strutturato, una strategia che punti alla costruzione di una vasta community con moderatori, programmi e obiettivi ben definiti.
Marketing territoriale e sviluppo economico
Gli strumenti telematici si rivelano, per i progetti di sviluppo territoriale delle pubbliche amministrazioni locali, un valido ausilio, per la loro carica di innovazione e per le possibilità di scambio ed estensione della conoscenza. Le iniziative più incisive sono quelle in grado di stabilire cooperazioni tra più enti istituzionali, con privati e terzo settore, per raggiungere il medesimo obiettivo della promozione del territorio.
Ma è ancora piuttosto ridotto l'impegno degli Enti locali per attrarre investimenti sul territorio attraverso Internet. Anche la semplice informazione sulle attività economiche esistenti è carente: tali informazioni sono presenti, rispettivamente, nel 20% e nel 24% dei siti di province e comuni capoluogo. Non vengono, inoltre, informati adeguatamente gli investitori circa le opportunità e le agevolazioni finanziarie.
Buone prospettive potrebbero derivare da una maggiore diffusione degli sportelli unici per le attività produttive (SUAP) e dalla creazione di “reti di SUAP” territoriali. Gli sportelli telematici sono attualmente abbastanza diffusi, sebbene ancora non in grado di fornire transazioni complete. E’ possibile, ad ogni modo, avviare la procedura di erogazione del servizio nel 13,7% dei siti dei comuni capoluogo.
Professionalizzazione dei dispositivi tecnologici
Banda larga e “wireless” (Internet senza fili) sono le applicazioni su cui maggiormente si punta a livello governativo per realizzare una “economia basata sulla conoscenza”. L'innovazione, tuttavia, sembra per il momento destinata ad essere declinata nelle forme più canoniche della telematica basata su siti web e su semplici servizi multicanale. In questo contesto, le amministrazioni devono rendere i dispositivi tecnologici dei propri siti Internet agili, per facilitare la navigazione attraverso linee ancora troppo lente e onerose connessioni tariffate a tempo. I tempi di caricamento delle pagine Internet, ad esempio, risultano ancora per la maggior parte eccessivamente lunghi.
Dall’indagine emerge inoltre che nelle pubbliche amministrazioni locali la presenza di sistemi Open Source è ancora marginale, ma comunque significativa, in termini di prospettive per i prossimi anni. Ricordiamo che l’Open Source è una forma di software basata su standard aperti, cioè che non appartengono a nessuno in particolare, essendo sviluppati da comunità libere di sviluppatori. E’ in sostanza una formula che mira a rendere le organizzazioni indipendenti dalle grandi multinazionali del software, la Microsoft in particolare, che finiscono per pesare fortemente sui bilanci delle organizzazioni con le proprie royalties.
La classifica del web istituzionale
Grazie al metodo ARPA è possibile stilare, da 7 anni a questa parte, delle speciali classifiche di qualità dei siti istituzionali nelle 4 categorie di: Regioni, Province, Capoluoghi di Provincia, Comuni con più di 5.000 abitanti. Tali classifiche, oltre a formare inevitabilmente delle graduatorie di merito tra i diversi Enti, consentono di ricavare delle utili chiavi di lettura rispetto allo sviluppo dell’e-government. Ad esempio, negli scorsi anni abbiamo assistito ad una prevalenza delle città di dimensioni medie (Bologna, Modena, Siena) e ad un dominio territoriale delle regioni dell’area centro-settentrionale “rossa” (Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Ligura). Poi hanno cominciato ad emergere città più grandi, come Roma, maggiormente dotate di risorse per far fronte alla complessità tecnologico-organizzativa dell’e-government.
Cosa è successo nel corso del 2002? Le novità non sono molte. Una è però abbastanza clamorosa: il “sorpasso” dell’Emilia-Romagna, da parte delle Liguria, nella classifica delle regioni, dopo anni di dominio assoluto. Se si va a vedere come è composta questa nuova supremazia, ci si avvede del fatto che è generalizzata, poiché interessa tutti gli indici settoriali, ad eccezione della sola qualità tecnologica. Le Province sono decisamente più instabili, ma la parte alta della classifica è sempre dominata da una forte componente emiliano-romagnola. Non è cambiata molto invece la classifica dei Comuni capoluogo, dove c’è da notare soprattutto il ritorno in vetta di Modena e Pesaro, due centri all’avanguardia sin dai primi anni di sviluppo dei servizi comunali on line. Tutta la classifica di quest’anno risulta più in linea con le tendenze storiche del settore, i cui scostamenti dello scorso anno erano evidentemente imputabili ad un certo impasse di fronte alla prospettiva di dovere andare necessariamente oltre la fase avanguardistica delle reti civiche.
Il dato che comunque deve continuare a farci riflettere è lo squilibrio territoriale tra Nord e Sud. La telematica, tecnologia a basso costo, avrebbe potuto costituire occasione di riscatto per i territori più svantaggiati, ma così non è stato.
Articolo pubblicato in: Guida agli Enti locali - Il Sole-24 Ore, n. 9, 8 marzo 2003
08 Marzo 2003
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