• Coordinate per lo sviluppo

Innovazione, nuova risorsa del federalismo

Innovazione

Per vincere la sfida della modernizzazione amministrativa vanno sfruttate appieno le potenzialità tecnologiche puntando a una comune visione di sistemi in grado di portare risultati senza diseconomie.

di Paolo Subioli

Innovazione

L'attuale processo di trasformazione dello Stato in senso federale è destinato ad avere un forte impatto sull'intera architettura organizzativa della Pubblicfa Amministrazione, offrendo importanti opportunità in termini di ripensamento delle attuali modalità organizzativo-gestionali. E il caso vuole che la parallela diffusione delle tecnologie informatiche - ma probabilmente non è affatto un caso - richieda proprio una riorganizzazione in senso reticolare, basata sulla cooperazione paritaria tra i diversi livelli di governo, con conseguenti forti ricadute sul piano operativo. Sembra quindi che siamo ad un punto di svolta, il quale va affrontato nella consapevolezza che un salto considerevole - in termini di efficienza ed efficacia del settore pubblico - può effettivamente essere compiuto, ma solo a determinate condizioni, la prima delle quali è la diffusa adozione di una "visione" condivisa su come questo processo debba essere attuato. E' questo il messaggio principale lanciato dal Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie, Lucio Stanca, tramite il documento "L'e-government per un federalismo efficiente - una visione condivisa una realizzazione cooperativa", presentato lo scorso 8 aprile a Torino.

L'attuazione del federalismo, dunque, secondo la "visione", comporta uno spostamento di poteri, competenze e risorse pubbliche verso gli Enti più vicini ai cittadini, alle imprese e al territorio - quali Regioni ed Enti locali - con conseguente valorizzazione delle capacità di autogoverno e del rapporto tra cittadini e istituzioni. Ciò comporta nuovi assetti organizzativi e rapporti istituzionali, ma soprattutto inediti approcci culturali "di sistema". Serve quindi una comune visione di tutti gli attori istituzionali - amministrazioni centrali, regioni, enti locali - per realizzare le aspettative di migliori servizi, senza diseconomie.

Le tecnologie dell'informazione e della comunicazione sono la risposta a questa esigenza, poiché esse consentono di porre in modo nuovo il problema del rapporto tra autonomia locale e necessità di armonizzazione dei processi innovativi a livello nazionale, in quanto "strumenti per la cooperazione e il coordinamento", cioè tecnologie che possono facilitare e semplificare il rapporto tra soggetti diversi. Questa potenzialità, insita nell'utilizzo delle ICT, è diventata oggi una necessità, poiché il federalismo impone una cooperazione "paritaria" tra i diversi soggetti istituzionali. Ma il documento del Governo ci avverte che tale disegno non può essere attuato tanto con tecnologie e metodologie tradizionali di coordinamento, quanto mediante un "profondo, pervasivo e consapevole utilizzo delle tecnologie ICT".

Più prosaicamente, l'immane sforzo organizzativo, che dovrà portare la P.A. italiana a trasferire in periferia la gran parte delle proprie funzioni, dovrà essere economicamente sostenibile. Infatti, il trasferimento tout court, con conseguente replica delle medesime procedure in centinaia di contesti locali diversi, potrebbe tradursi in uno spreco gigantesco, se non addirittura nel caos. Il Governo chiama perciò oggi la galassia degli Enti pubblici alla condivisione di un progetto comune, che consenta di procedere in autonomia nei singoli contesti, ma in maniera debitamente coordinata, e tenendo sempre ferma una meta condivisa, con le Regioni a fare da trait d'union tra le istituzioni centrali e gli Enti locali, o meglio, da poli forti d'aggregazione. In tale contesto, solo le nuove tecnologie possono garantire l'adozione di protocolli comuni, la replicabilità delle soluzioni ed il loro "riuso", il coordinamento, l'adozione di standard - uguali per i cittadini di Bolzano come di Siracusa.

Il documento di Stanca ha così l'obiettivo di fornire alle amministrazioni centrali, alle Regioni ed agli Enti locali, un quadro di riferimento condiviso, sia tecnico che organizzativo, in grado di garantire una attuazione coerente e coordinata dei processi di e-government in tutto il territorio nazionale. Vengono presi in considerazione vari temi, dalla sicurezza alle strutture organizzative, affrontati però dal solo punto di vista della visione strategica, e non da quello, ad esempio, delle soluzioni tecnologiche, la cui scelta viene demandata esplicitamente al mercato.

Se questi dunque sono i contenuti proposti nel documento di indirizzo del Governo, a che punto siamo effettivamente? Cosa succederà nei prossimi mesi? C'è innanzi tutto da capire come si arriverà ad avere sistemi di e-government coordinati ed omogenei, nell'ottica del federalismo, cioè come faranno le Regioni ad adottare al proprio interno sistemi completamente compatibili tra loro; anzi, realizzati secondo i principî virtuosi del riuso. I vari strumenti di programmazione negoziata saranno la sede per trovare risposta a questa ed altre domande. Pertanto potrà esserci un accordo sull'adozione di standard comuni (sia tecnici che organizzativo-procedurali), in base al quale ciascuna Regione potrà poi procedere autonomamente. Oppure sarà necessario un coordinamento a livello centrale, facendo ricorso alle strutture organizzative per l'attuazione dell'e-Government, tuttora in corso di ridefinizione, dopo le incertezze riguardo la soppressione dell'AIPA.

Solo dopo che sarà sciolto questo nodo, si potrà dire che ci saranno le condizioni per passare alla "seconda fase" d'attuazione dell'e-government, e sbloccare conseguentemente gli altri 120 milioni di Euro che rimangono da spendere, dopo il bando di un anno fa. I criteri per impegnarli saranno molto diversi rispetto a quelli dell'Avviso che ha consentito di finanziare 138 cantieri di e-Government, i quali hanno permesso di avviare progetti su tutto il territorio nazionale. Ciò che servirà nei prossimi mesi sarà un'estensione orizzontale, una "spalmatura" dei progressi compiuti, per consentire al maggior numero di amministrazioni pubbliche di beneficiarne. I temi portanti della prossima fase saranno pertanto:

  1. l'estensione a livello regionale dei servizi già implementati grazie al primo Avviso, per assicurarne una distribuzione uniforme su tutto il territorio nazionale;
  2. una particolare attenzione nei confronti dei piccoli Comuni, i quali potranno partecipare all'e-government solo grazie allo sviluppo di centri di servizio territoriali, e grazie all'apporto di enti intermedi, tipo Province e Comunità Montane;
  3. il finanziamento di alcuni filoni a carattere sperimentale, come la cosiddetta e-democracy, ovvero lo sviluppo di forme di interazione telematica che possano consentire la partecipazione diretta della società civile alla gestione della cosa pubblica.

I temi dell'e-Government che richiedono una "visione" condivisa

  1. L'interconnessione tra tutte le pubbliche amministrazioni e tra le pubbliche amministrazioni i cittadini e le imprese.
  2. Gli strumenti di accesso ai servizi erogati sul canale telematico
  3. Le modalità di erogazione dei servizi sul canale telematico
  4. I requisiti per garantire la sicurezza
  5. Le architetture che garantiscono l'interoperabilità dei servizi sul territorio nazionale
  6. Sistemi federati e riuso delle soluzioni
  7. Le strutture organizzative per l'attuazione dell'e-government
  8. Le architetture condivise di sistema

Organizzare la struttura
Cooperazione tra:

Struttura Organizzativa

Amministrazioni ed Enti centraliAutorità per l'informatica nella Pubblica Amministrazione.
Centro Tecnico per la Rete unitaria. della Pubblica Amministrazione.(entrambi in via di sostituzione con l'Agenzia Nazionale per l'Innovazione Tecnologica)
Amministrazioni/Enti centrali e Amministrazioni locali
  • Commissione permanente per l'Innovazione e le Tecnologie, costituita il 21 marzo 2002 tra i Presidenti delle Regioni ed il Ministro Stanca.
  • Comitato permanente per l'Innovazione e le Tecnologie, costituito il 12 novembre 2002 tra l'UPI ed il Ministro Stanca.
  • Commissione permanente per l'Innovazione e le Tecnologie nei comuni, costituita il 19 dicembre 2002 tra l'ANCI ed il Ministro Stanca.
  • Tavolo congiunto permanente, previsto dal DPCM 14/02/02, del quale fanno parte rappresentanti delle Regioni, dei Comuni, delle Province, delle Comunità montane e delle Amministrazioni centrali coinvolte nell'attuazione del piano.
  • Strutture di concertazione nei vari settori (Sistema Informativo del Lavoro, Sistema Informativo della Sanità, ...).
Regioni
  • CISIS - "Centro Interregionale per il Sistema Informatico ed il Sistema Statistico", nell'ambito del quale opera il Coordinamento dei responsabili dei sistemi informativi delle Regioni.
Regioni ed Enti locali (nell'ambito di ogni territorio)
  • Comitati di coordinamento tra la Regioni e gli Enti Locali del territorio, istituiti per lo sviluppo dei piani regionali per la società dell'informazione, e articolati secondo la specificità di ogni regione.
  • Centri regionali di competenza per l'e-government e la società dell'informazione (CRC). Nelle regioni in cui sono presenti e operanti i Comitati di coordinamento sopra descritti, i CRC svolgono funzione di supporto tecnico a tali comitati.

Articolo pubblicato in: Guida agli Enti locali - Il Sole-24 Ore, n. 18, 10 maggio 2003



10 Maggio 2003




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