Interoperabilità una catena tecnologica per la nuova frontiera dell'e-government
Uffici pubblici, cittadini, imprese devono essere in grado di operare reciprocamente: questo il requisito fondamentale per favorire la semplificazione amministrativa e l'uso corretto delle procedure informatiche.
di Paolo Subioli
“Interoperabilità” è un termine tecnico che al primo impatto può risultare piuttosto ostico, ma il cui significato è, in fin dei conti, intuitivo: sta a significare la possibilità di operare reciprocamente. Si tratta di un requisito essenziale, nell’ambito dell’e-government, dove lo scambio – di informazioni, di documenti, di dati – è l’attività principale che consente la realizzazione delle procedure amministrative con l’aiuto delle nuove tecnologie. E’ insomma necessario che i diversi uffici, e le diverse persone e macchine, per i quali transita una determinata procedura, parlino tutti lo stesso linguaggio e siano già d’accordo a priori sulle modalità per eseguire ogni passaggio. La regola vale a tutti i livelli:
- all’interno di ciascun Ente, dove i diversi uffici devono dialogare fluentemente per via telematica, con procedure condivise ed accettate da tutti, senza duplicazioni, con una chiara attribuzione dei compiti, delle responsabilità e dei privilegi d’accesso alle informazioni;
- a livello regionale, dove i sistemi ed i servizi attivati dai vari Enti devono essere integrati, consentendo la piena cooperazione, per arrivare ad offrire agli utenti finali servizi completi e realmente integrati;
- a livello nazionale, rispetto al quale devono essere stabiliti degli standard comuni di riferimento, che consentano ad un Ente di dialogare con un qualsiasi altro Ente, ottimizzando le risorse esistenti, e a ciascun utente finale di ricevere veri servizi amministrativi on line, in grado di adattarsi velocemente al mutare delle esigenze;
- a livello europeo, per consentire sia ai cittadini di poter sempre contare sui servizi di e-government ovunque si spostino rispetto al proprio luogo di residenza, sia alle imprese di poter effettuare pratiche in qualsiasi paese UE.
E’ proprio l’Europa che, nell’attuale momento, spinge su questa strada, con la pubblicazione – a seguito della Conferenza di Cernobbio – del Working Paper della Commissione “Interconnettere l’Europa: l’importanza dell’interoperabilità per i servizi di e-government”. La tesi principale dell’interessante documento – disponibile solo in lingua inglese sul sito europa.eu.int/ISPO/ida/ - è che l’interoperabilità fra i sistemi per l’offerta dei servizi di e-government è una necessità che deve superare i confini nazionali, soprattutto a causa della crescente mobilità all’interno dell’Unione. Ma in realtà il paper, analizzando i diversi risvolti dell’interoperabilità, e ponendo l’accento su questo fondamentale aspetto dell’e-government, offre un contributo rilevante anche a prescindere dalla dimensione europea.
Vediamo dunque cosa si intende precisamente per interoperabilità.
Essa è “come una catena, la quale consente alle informazioni e ai computer di essere collegati sia all'interno dei confini dell'organizzazione che tra diverse organizzazioni, amministrazioni, imprese, cittadini”. Riguarda tre aspetti:
- l’interoperabilità tecnica, che concerne questioni tecniche di collegamento tra sistemi, la definizione delle interfacce, il formato dei dati e i protocolli, comprese le telecomunicazioni;
- l’interoperabilità semantica, che si occupa di assicurare che il significato esatto delle informazioni scambiate sia comprensibile da qualsiasi altra applicazione, anche non pensata inizialmente per quel determinato scopo;
- l’interoperabilità gestionale, che si occupa di modellare i processi di lavoro, allineando le architetture dell'informazione con gli obiettivi dell'organizzazione, e di aiutare i processi di business nella cooperazione”.
C’è n’è quindi per tutti i gusti, nel senso che se l’interoperabilità tecnica e quella semantica sono affari di cui si devono occupare i tecnici (e non è cosa da poco), l’interoperabilità gestionale è un aspetto che incide direttamente e profondamente sulle modalità operative degli Enti, riguardando i dirigenti di ogni settore, e modificando le abitudini di qualsiasi dipendente pubblico.
Il punto chiave è bene noto a tutte le (poche) organizzazioni, pubbliche e private, che hanno provato a ridisegnare i propri processi di lavoro a seguito dell’introduzione delle nuove tecnologie. I processi vanno estesi fino ad includere partner, fornitori e persino clienti. Si pensi, ad esempio, al fatto che il cittadino che compila modulistica on line è come se entrasse nella sede dell’ente e si aggirasse tra gli uffici, aprendo da solo cassetti per prendere moduli e timbri. Ma i nuovi paradigmi a cui è necessario fare riferimento sono incompatibili con il tradizionale modello gerarchico, universalmente diffuso nella Pubblica Amministrazione, che tende ad adottare sistemi di informazione a compartimento stagno. Essere interoperabili al proprio interno significa consentire alle informazioni di circolare senza steccati, perseguendo la cooperazione al posto della rigida suddivisione di mansioni e compiti, semplicemente col fine di essere più efficienti. E’ questo il presupposto per estendere lo stesso modello all’esterno, in modo da poter cooperare efficacemente con tutte le altre organizzazioni.
Pubblicato su: Guida agli Enti locali - Il Sole-24 Ore, n. 38, 4 ottobre 2003
04 Ottobre 2003
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